Caro Bruno,
vinco la mia riservatezza e ti scrivo questo mio petit hommage inattendu, per esprimerti il piacere che mi dà l’essere ospite della tua vita.
E poiché ci unisce il convincimento dell’unicità continua dell’essere, espressa in ogni atto e attimo, fare architettura con te è anche percorrere intensamente un tratto di vita, nulla escludendo, oltre che una delizia  per la mente e l’anima.
Tanto condividiamo nel modo di vedere le cose, spesso giungendo allo stesso dunque triangolando diversamente il pensiero, ma sapendo di incontrarci là dove, ci pare, stia il senso profondo delle cose.
Non che ci manchi la dialettica e il confronto, o le diversità dell’espressione caratteriale, ma ciò che è presente sempre fra noi è l’ascolto e l’esercizio di quell’arte paradossale della retorica che è il saper tacere, al momento giusto e con il tono giusto cui la musica ci ha educati.
Chiudo con una parola che, per abitudine, non uso nell’accezione superficialmente cortesiale e ancorpiù ora, rivolgendola all’amico che sento in te: grazie.

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About the Author bmbarch

Architetto. Esploratore.