Ultimi tabù di fine stagione …

Ho sempre pensato che alcune nostre costruzioni culturali fossero fondate sul dato naturale. Oggi invece stiamo andando verso una società in cui il dato di natura (ed è veramente un dato), è completamente rimosso, o del tutto subordinato al “dato” culturale. Mi sembra un errore e cerco di spiegarne il motivo, partendo dalle cose semplici.

L’amore è amore e quindi non può esservi distinzione tra maschi e femmine di fronte alla volontà di stare insieme. Bene: lo accetto, andiamo avanti.
Se è giusto legalizzare il matrimonio gay, sono convinto che sia giunta l’ora di legalizzare anche la poligamia. Se infatti non bisogna discriminare sul sesso, non vedo perché occorra discriminare sul numero. Ovviamente poligamia intesa sia come poliginia che come poliandria. Ovviamente anche con sessualità cosiddetta di ritorno (maschi che diventano femmine e poi ci ripensano), o con nuove sessualità (shemale, ecc.).

E, poiché ormai la scienza ci consente di evitare facilmente gravidanze indesiderate, e la cultura nascite indesiderate, è evidente che il prossimo limite a dover essere infranto, per realizzare una cultura moderna e non discriminatoria, è quello dell’incesto. L’incesto è infatti un tabù (una costruzione culturale), che trovava il suo fondamento sul dato naturale. Se questo aspetto può essere del tutto ignorato, non c’è motivo di tenere in piedi una simile costruzione.

Anche la pedofilia è tutta da ripensare. Non si vede perché non possa andare con un bambino o una bambina di 10 anni. A quella età hanno meno diritti di noi. Dite di no? Ma a qualche ora dalla nascita non ne hanno affatto: infatti li possiamo sopprimere. Immagino quindi che ci sia una certa proporzionalità tra l’età anagrafica e i diritti. I figli nati da fecondazione “scientifica”non hanno diritto di sapere chi sono i genitori (o una parte dei genitori). Non c’è bisogno di andare avanti: è del tutto evidente che a 8/10 anni hanno pochi diritti. Se l’unico limite è quello tecnico, allora, bisogna solo stare attenti a non scendere sotto certi limiti per non creare “danni” non recuperabili.

L’anzianità ne esce sotto una luce diversa. Perché mantenere in vita gente che sta in piedi solo perché riempita di medicine? Perché mantenere in vita, con costi stratosferici per noi tutti, gente che ha fumato tutta la vita, che ha bevuto, che ha mangiato patatine fritte tutta una vita? Non c’è alcuna ragione culturale per fare ciò. A morte i ciccioni! Liberté, égalité, crudités!

Io metterei in conto anche un sano cannibalismo. Infatti non si comprende il motivo del perché si debbano maltrattare e uccidere animali quando ci sono già tante persone che muoiono ogni giorno. Risolveremmo così anche i dubbi di coloro che scelgono la cremazione perché non intendono consumare suolo o inquinare con la loro presenza corporea, ancorché in putrefazione.

Le mie sono provocazioni? Forse. Meno di quanto si possa credere a prima vista.

Chi critica le mie posizioni conservatrici (ok: bigotte, bacchettone, farisee, reazionarie, ecc.) sul mondo gay, sull’aborto, ecc., lo fa dall’alto di conquiste culturali, lì dove tutto è negoziabile.
Io sto solo facendo quello che faccio da una vita: una mossa di Aikido. Li porto lì dove li condurrebbe la loro foga. Solo più in fretta.