Questo otto marzo mi ha spinto a fare una riflessione sulle donne che ho incrociato nella mia vita, le donne che fanno parte della mia vita. Io amo le donne, la loro intensità, la loro bellezza. Quando stava per arrivare il secondo figlio, avevamo deciso che se fosse stata femmina il nome sarebbe stato scelto tra questi tre: Beatrice, Laura, Francesca. Richiamare queste figure mitiche della letteratura italiana ci era sembrato il modo migliore, l’unico modo, per rappresentare degnamente l’essere donna oggi. Poi Pietro, il primo figlio, ci indicò Beatrice senza indugio. E Beatrice fu.
Dunque le osservo,  scruto il loro sguardo, soprattutto quando una donna guarda un’altra donna e decide in pochi attimi se è una nemica o se invece può essere lasciata in pace. Ho avuto poche donne, rispetto alla contabilità stratosferica dei miei amici. Meglio così, d’altra parte: una relazione con me non è facile, non è mai facile.   E poi ho sempre corteggiato donne molto belle. Ho cercato di dare sempre di più di quello che ho preso, o di quello che pensavo stavo prendendo. Ma parliamo delle mie donne.
Una mi ha appena lasciato, e non ho potuto farci molto. Voleva essere indipendente, libera, sincera, a volte crudele. Ha sempre voluto esserlo. Credo di essere stato un suo rifugio mentale. Quando era stanca della sua libertà pensava a me, alla mia tolleranza, e vi si riposava. Ho ricordi molto diversi di lei: alcuni molto tristi e dolorosi, altri molto più leggiadri. E alla fine rimane il suo sorriso, così bello e malin. Credo che mio padre si sia innamorato delle sue caviglie (bellissime) e di quel sorriso così sbarazzino e aurorale. Almeno così mi piace pensare.
La prima volta non c’ho capito niente. Io mi sono innamorato (ovviamente), di questa nave scuola, frutto del Mediterraneo. Lei si è molto divertita, e posso dire che è rimasto un affetto tra noi.
Una l’ho attesa per 19 anni, scrivendole 382 lettere (mai spedite). Pensando a lei, immaginando lei, ho tradito quindi le altre che ho frequentato, che frequentavo. Mi interrogo spesso se questo tradimento non sia anche peggiore del tradimento fisico. Ma le donne (sempre loro), mi dicono di no:  la fisicità è peggio. La lunga attesa ha lasciato intatta la passione e la bellezza in lei. Il giudizio che ne avevo dato nei primi minuti in cui l’ho conosciuta ha attraversato tutto questo spazio senza cambiare: ha resistito tutto questo tempo. Avevo visto giusto. È tornata nella mia vita accettando un ruolo più che difficile.
Con una abbiamo fatto “8 settimane e mezzo”: né un giorno di più né un giorno di meno. Divertente, ma ha lasciato poche tracce.
Una non sa ancora decidere se mi vuole bene o no, e quanto. Non riusciamo proprio a comunicare come vorrei. Lei scrive frasi che non capisco, e che sono dall’altra parte della sua grazia di porcellana.
Una mi ha fatto arrabbiare molto. Continua a farlo, ma ho capito che è impossibile per lei essere altrimenti. La vita è stata già dura e posso solo darle la mia comprensione.
Un’altra mi ha amato e io no.  Forse anche più di una.
Una era bella come una medusa, e infatti sono rimasto pietrificato al primo bacio.
Una era una guida, ed ancora lo è, nei momenti difficili. Veniva dal Monte Catria, con un nome di ballerina d’altri tempi, e mi ha aiutato da lontanissimo a tenere il mio primo figlio, contro tutti o quasi tutti (“Un figlio non porta mai carestia”).
Una mi ha voluto bene, molto, ma mi ha tarpato le ali. Una donna di un carattere e di una determinazione indicibili. Lavoro, studio, educazione, tenacia.
Una mi voleva pagare e è stato un trauma.
Una è stata una donna passionale a cui devo un’iniezione vitale di autostima quando il cielo aveva deciso di cadermi sulla testa. Una donna con la gonna: non ce ne sono più molte.
Una l’ho amata molto, ma dice che non lo ha mai saputo. Aspiravo la sua freschezza di mandarino, i suoi capelli lunghi e forti, ma non l’hai mai capito. Mi ha insegnato tanti anni dopo che essere avanti, con una donna, vuol dire solo essere fuori tempo.
Una mi ha inebriato con candele aromatizzate e un favoloso mondo e linee d’ombra e film e cene. Poi ci siamo lasciati cadere: non saprei dire altrimenti. La magia è finita come un fiore che appassisce: una dissolvenza.
Solo una mi ha ferito. E l’unica ragione che posso immaginare è per non ferirsi di più.
Una si è voluta sacrificare come un agnello al lupo, ma poi, in quel momento, non ha avuto il coraggio di vivere la sua vita.
Una l’ho amata meno di quanto avrei potuto, se l’amore deve ricomprendere anche tutto il resto di una vita a due. Cerco di perdonarmi, per questo.

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Architetto. Esploratore.

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