Lo so: il titolo appare e suona provocatorio. Vi chiedo solo di seguirmi per qualche minuto, senza dover rinunciare alle vostre convinzioni. Siamo affezionati (gli urbanisti e gli architetti per primi), al concetto di limite della città. Ci piacciono le mura, i limiti netti, la polis, l’urbanizzato e lo Spazio rurale. Non vorrei che tuttavia facessimo una battaglia di retroguardia, in una guerra ormai persa. Dobbiamo ragionare, oggi, sul limite: quella distinzione netta tra città e campagna non c’è più. Siamo già in un mondo in cui queste definizioni non resistono più, per degli occhi che vogliano vedere. Il re è (già) nudo. Le case in campagna, gli orti urbani, i roof garden, la rurbanità, sono già qui. In un prossimo futuro le case saranno sempre più intelligenti, ongrid, la spesa si farà con i droni, ci sarà il telelavoro, i mezzi di spostamento saranno sempre più puliti e individuali, le superfici costruite saranno sempre più permeabili. E sarebbe ben curioso che mentre scompaiono le identità in una loro moltiplicazione (identità sessuali, politiche, religiose, etniche, ecc.), noi rimanessimo ancorati a questa idea di territorio che vede la città da una parte e la campagna dall’altra.

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About the Author bmbarch

Architetto. Esploratore.

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