I miei amici mi chiedono per chi voto, e allora rispondo così a tutti e mi sottopongo al loro giudizio.

Ritengo che in ogni ambito della nostra conoscenza, a un certo punto, a forza di esplorare, di sondare, di vedere, si arrivi alla frontiera di quel dominio. Succede così per la scienza, per l’etica, per la religione, per l’amore. Alcune questioni, alcuni aspetti, alla fine, sono razionalmente e matematicamente indecidibili. A un certo punto occorre fermarsi, nell’esplorazione del dominio, e decidere: tagliare la testa. Così anche qui. Io confesso di aver letto la Costituzione prima e dopo la riforma che si vuole fare. Riconosco che la scrittura non sia delle più agevoli per me, che amo il trittico soggetto-verbo-complemento. Non è nemmeno incomprensibile, a dire il vero. Capisco anche che alcuni articoli si sono dovuti allungare a dismisura e “torcere” per dire delle cose che nella Costituzione originale non c’erano (non potevano esserci). E che d’altra parte era meglio mantenere comunque tutta l’architettura e la numerazione della Costituzione, piuttosto che fare dei tecnicismi editoriali. Detto ciò, ho fatto anche la lettura inversa: ho letto la Costituzione vigente oggi e ho cercato di immaginare se, leggendola per la prima volta, sarei stato in grado di prevederne tutte le conseguenze che oggi ci sono: il rimbalzo delle leggi, il costo di questa macchina, la sua inefficienza complessiva, la sua incapacità di offrire dei governi stabili, il contenzioso tra Regioni e Stato in materie esclusive e concorrenti. No, non sarei stato in grado. Bene, passo a leggere la Costituzione che propongono, con la stessa umiltà. Sono in grado di capirne tutte le conseguenze? Di prevederne gli sviluppi, le implicazioni? No, non sono in grado. Non sono un costituzionalista, né uno studioso degli ordinamenti degli Stati. Devo dunque affidarmi ad altri, che finora hanno sempre goduto della mia fiducia e stima e che nel tempo si sono mostrati più intellettualmente onesti degli altri. Gente di cui non sempre, anzi quasi mai, ho condiviso l’appartenenza politica (Violante, Prodi, Cacciari), ma che devo riconoscere non hanno fatto del calcolo politico l’unica ragione della loro vita. Persone urticanti e intelligenti, come Ferrara. Persone vicine, amici, politici locali, che negli anni hanno mostrato anch’essi di meritare la mia fiducia, che non sono candidi e immacolati, ma  sufficientemente onesti e probabilmente e cristianamente peccatori. Preferisco sempre, insomma, il ladro che dice: “Ruberò meno”, a colui che si autoproclama assolutamente onesto e ruba 5 centesimi. E questo è un primo punto.

Un secondo punto è guardare chi vota No. Si tratta, oltre al Movimento 5 Stelle, di Berlusconi e di D’Alema. Dei 5 stelle non condivido il vaffanculismo come strategia e tattica di governo, e il pressappochismo come metodo. Di B. e D. Non mi piace il fatto che sono persone che hanno avuto l’opportunità per venti anni e più di poter modificare la Costituzione. Che hanno già modificato la Costituzione nel 2001 e la cui modifica ha portato a un peggioramento della Carta (Titolo V). Le stesse persone mi dicono oggi che loro la farebbero meglio, se solo rinunciassimo al progetto attuale. Non ci credo. Non ci credo più. Non credo più a Berlusconi, il cui progetto liberista del ’94 poteva essere interessante, ma che è rimasto appunto un progetto. Ostaggio della sindrome di Cronos, è ormai avviato a diventare una sorta di Sansone. Non credo più a D’Alema, che ha trasformato la politica in un enorme piatto freddo (la vendetta). E che, nel bene e nel male, ha contribuito a generare Renzi, che ora disconosce.

Hanno avuto più occasioni per modificare la Costituzione e non l’hanno fatto, bloccati dalla Magistratura (diciamo). Quando l’hanno fatto, l’hanno peggiorata. Il treno è passato: prego accomodarsi in poltrona e godersi lo spettacolo.

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About the Author bmbarch

Architetto. Esploratore.

2 commenti

  1. Forse voterò si anche io anche se non so spiegarmene esattamente il motivo. E allo stesso modo, permettimi, ho capito il tuo si ma non la tua opinione. Sottoponi a giudizio un comportamento basato sulla fiducia negli altri o ne fai tua una motivazione? perdonami
    un abbraccio
    f

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  2. Scusa Francesco, vedo solo ora il tuo commento. A questo punto sono io a capire poco la domanda. Provo a rispondere usando i tuoi elementi: sottopongo al giudizio di tutti la mia opinione, che si basa sulla fiducia che ripongo in altre persone. Non ti perdono perché non ne vedo il motivo. Ricambio l’abbraccio.

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