il tuo nome è molto rappresentativo e importante: lo prendo quindi come se tu, appunto, rappresentassi una buona parte dell’opinione pubblica di oggi (maggioritaria, a mio avviso). Devo premettere anche, a favore dei pochi che ci leggono, che tra noi c’è un ottimo rapporto, che consente di dirci le cose più crude e polemiche senza la paura di perdere l’amicizia.
Nel mio ultimo intervento ho fatto delle riflessioni forse dure e impopolari che cerco di riassumere sinteticamente qui sotto, e che portano a delle domande semplici.
1. La non-violenza assoluta, appannaggio di pochi uomini nella storia, implica il dover accettare, come estremo sacrificio, non tanto la propria morte (in fondo più facile), quanto la morte della propria moglie o del proprio figlio. Se non si è in grado di accettare questa condizione radicale, si torna nel campo della violenza moderata (o della non-violenza moderata, se vuoi). Io ammetto di non essere in grado di accettare questa condizione. Piuttosto che lasciar uccidere mio figlio e assistere allo spettacolo, io ucciderei il nemico. Tu?
2. Ritengo che continuare a vivere così, come se dal 2001 in qua non fosse cambiato nulla, nel mondo, sia un errore. Come se il nostro rapporto con le comunità musulmane non avesse bisogno di un ripensamento. C’è gente che sta uccidendo civili inermi in giro per le varie capitali e maggiori città occidentali. Ritengo che i prossimi obiettivi saranno Milano e Roma. Vorrei evitare di morire nella metro di Milano o in Piazza San Pietro. Tu?
3. Cerco di capire chi è il mio nemico e cosa vuole. E parto da quest’ultimo punto perché aiuta a fare chiarezza. Molti commentatori parlano di terrorismo. Solo che i terroristi che ho conosciuto avevano un obiettivo politico: liberazione di compagni imprigionati, presa formale del potere, il ritiro di un esercito da un certo posto,ecc. Qual è l’obiettivo politico strategico di questi signori?
4. Chi è il mio nemico? Cerco dei tratti comuni, delle analogie. Sono solo degli psicopatici isolati, con malattie mentali?  Come il padre di famiglia che uccide la moglie in un raptus di fine luglio? Mi sembra una tesi insostenibile. Ci sono dei fatti statistici che assumono una certa rilevanza. Questi soggetti dicono tutti di professare la fede musulmana. Che poi lo siano o meno è un fatto che accerteremo dopo. Si vogliono distinguere e identificare dicendo così. Uccidono civili inermi. Sono quasi tutte azioni suicide. Sono immigrati anche di seconda generazione. Non fanno ostaggi vivi. Non vogliono negoziare. Non chiedono soldi. Non chiedono armi. Vogliono fare molti morti e avere molta risonanza mediatica. Fanno azioni in luoghi o date significative. Molte di queste azioni sono rivendicate dall’Isis.
5. Forse alcuni miei amici capiscono molto meglio di me il mondo arabo. E’ probabile. La mia paura è che la loro comprensione, alla fine, sfumi nella giustificazione. Li abbiamo sfruttati, abbiamo usato il loro petrolio, vendiamo loro le armi, ecc. Non sono affatto d’accordo su questo punto, come puoi immaginare. Lo lascio passare solo per arrivare a un altro punto che mi sta più a cuore. Che è questo: ho paura che questa giustificazione porti poi all’abitudine, all’inerzia, alla passività, all’indifferenza. Questa giustificazione porterà ad altre centinaia o migliaia di morti. Parigi, Dacca, Bruxelles, (sospendo Nizza, di cui non siamo certi, a oggi). Poi sarà la volta di Milano e poi di Roma. A te va bene?
6. Se è no, come spero, allora non capisco le tue proposte: marcia mensile della pace, veglie di preghiera in Piazza San Pietro,  concerto in Piazza  Duomo, ritiro di tutte le truppe occidentali dal medio oriente, paga sindacale per tutti i dipendenti del Bangladesh, bomba atomica su Israele, resa incondizionata e sottomissione al Califfo? Che cosa vuoi fare? Non ti rendi conto che qui c’è un silenzio assordante del mondo arabo? E di una buona parte del nostro mondo? Qualche musulmano dice che non si vuole dissociare da questi terroristi, perché non si è mai associato. Se vogliamo giocare con le parole, possiamo andare avanti un bel po’. La rendo più facile: non è una società. Non siete associati, è vero. Qui c’è solo qualcuno che firma assegni con il tuo nome  e che ti prosciuga il conto. Ci vai in banca a dire che non sei tu? Quelli che fanno gli attentati non sono tuoi soci. Bene. Quelli che lapidano le figlie perché adultere sono tuoi soci? Sono “veri”  islamici o no? Perché se nemmeno quelli sono dei veri islamici bisognerebbe tornare in banca. Quelli che buttano i gay dai palazzi sono veri islamici? Perché anche in questo caso, forse, bisognerebbe tornare in banca. Mi fermo.

Io non ho tutte le risposte. Non so nemmeno se ne ho qualcuna valida. So che mi interrogo molto, cerco di capire. A fronte di questi temi, a fronte delle mie domande,  tu mi fai la cortesia di rispondere con una citazione, che mi pare un modo elegante di fuggire. Etty Hillesum è morta, come i suoi genitori e i suoi fratelli. E oggi altri ebrei farebbero la stessa fine, con l’Isis al potere. Tu saresti in grado di lasciar fare, ancora una volta, tutto quello che è stato? Lasceresti ripartire quei treni? Solo per aderire a un’idea di pace e di religione che ritieni la più giusta? Io non ne sono capace, lo confesso.

Un abbraccio, come sempre.

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Architetto. Esploratore.

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