Spesso, tornando da Spoleto, passo vicino al cimitero di Foligno, dove papà dorme. D’inverno, le luci dei loculi dei piani più alti dei padiglioni sono visibili dalla strada, e sembrano una piccola città nella città. Raramente vado a vedere, da vicino. Solo pochi, pochissimi, cimiteri aggiungono poesia al ricordo. E dunque non è necessario frequentarli. Almeno per me. Quando la macchina passa veloce, il primo pensiero è sempre (dopo un “Ciao papà”): sarò stato, finora, all’altezza delle sue aspettative? Dei suoi sogni su di me? Su suo figlio? Che cosa pensava di me? Come mi vedeva, da adulto? Come si immaginava sarei diventato? Non lo so. Non lo saprò mai con certezza. Nessuno potrà dirmelo in maniera così convincente da togliermi ogni minimo dubbio. Chi muore porta via con sé le risposte, e lascia solo le domande. So solamente che non sono così bravo a fare soldi, come lui era. Né ho la sua capacità di sedurre le donne. Non sono un tombeur de femmes, come lui era. Non ho il suo sorriso, né il suo modo di fare, la sua spavalderia. Da quello che mi hanno raccontato abbiamo solo lo stesso vezzo di alzarci presto, molto presto, di andare a prendere il caffè al bar e il giornale la mattina. E il “vizio” di vestirsi bene: lui quasi sempre: io quando posso permettermelo. E’ morto a 33 anni. Oggi si direbbe “un ragazzo”. Ma io me lo ricordo come un uomo: nel ’68 si diventava uomini prima. E adesso sono quasi nella condizione paradossale di ricordare un padre che tra poco avrebbe potuto essere mio figlio. La mia vita è andata come è andata, va come va, ho fatto il meglio che potevo per non deluderlo. Chissà se gli sarei piaciuto.

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About the Author bmbarch

Architetto. Esploratore.

4 commenti

  1. Non ho avuto molto tempo in questo periodo e vedo oggi 8.7.2016, per la prima volta, questo blog ( si dice così, spero ), così ne ho iniziato ” l’esplorazione ” da questa Tua bellissima testimonianza.
    Chi muore non lascia solo domande caro Bruno, consegna in eredità al futuro persone come TE .
    Un grande saluto, in alcuni passaggi mi hai sinceramente colpito. Magari un giorno, riuscirò anche a scrivere il perchè.
    Il
    TUO amico Andrea Tabarrini

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    1. Ciao Andrea! Si dice blog, non ti preoccupare. Grazie per quello che dici. Finanche imbarazzante. Grazie ancora (anche se dovresti ammettere, pubblicamente, che non ti ho pagato per quello che hai scritto! :))

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