La Fondazione ONAOSI ha bandito l’anno scorso un concorso di idee per la riqualificazione del suo collegio in Via San Galigano a Perugia. La consegna era stata fissata per il 30 luglio 2015 e sabato 30 aprile 2016 è stato proclamato il vincitore del concorso e inaugurata la mostra di tutti i progetti partecipanti.
Sia consentito fare alcune serene considerazioni.
Innanzi tutto è un bene quando un’istituzione si avvale dello strumento concorsuale. In secondo luogo: onore al vincitore (EXUP srl di Umbertide) e agli altri progetti classificatisi in seconda e terza posizione. Per sgomberare il campo da ogni facile polemica fine a se stessa, e dopo aver visto la mostra, dico subito che è comprensibile che il progetto a cui ho partecipato non abbia vinto.
Detto ciò, mi sembra (e mi assumo la responsabilità personale di quello che dico), che gli esiti siano stati complessivamente molto eterogenei. Ciò dipende ovviamente dai partecipanti in prima istanza. In seconda battuta credo tuttavia che le intenzioni e le volontà contraddittorie del bando abbiano contribuito non poco a questa eterogeneità.
Erano cioè confuse le intenzioni programmatiche e politiche della committenza. Se si volevano delle idee era forse meglio lasciare delle maglie più larghe tra i requisiti del bando. Se invece si volevano delle idee con un ancoraggio più forte sulla realtà occorreva mettere a base del concorso almeno un progetto preliminare.
Il taglio scelto ha invece “forzato” il concorso di idee con dei requisiti piuttosto anomali per essere tale: un cronoprogramma delle fasi attuative, una dichiarazione sulla spesa massima sostenibile, delle superfici con delle funzioni da garantire, la necessità di mantenere in funzione parzialmente il collegio durante i lavori, il richiamo alle norme del Piano Regolatore, ecc.
E’ evidente che la maggior parte dei progetti presentati ha cozzato contro tali limiti e che un’analisi rigorosa avrebbe condotto all’esclusione di molti progetti, vuoi perché troppo costosi, vuoi perché in contrasto con il PRG, vuoi perché in contrasto con la normativa sismica, vuoi perché impossibilitati a mantenere 100 posti letto durante i lavori.
Ritengo tuttavia che la Commissione di concorso abbia fatto le scelte giuste e che il suo lavoro non sia stato semplice, viste anche le disavventure legate ai componenti della stessa e i tempi concessi.
Resta l’amaro in bocca per un’occasione che avrebbe potuto portare a esiti più coerenti e confrontabili. E forse più utili alla stessa Fondazione.

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Architetto. Esploratore.

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