L’ABA (Accademia di Belle Arti) di Perugia ha invitato 18 architetti, grafici, designer, che risiedono in Umbria, a ripensare lo Studiolo per l’Uomo del Terzo Millennio. L’evento è promosso e sostenuto da Tecla srl di Gubbio.
Gli studi invitati sono:

ABACO / Moreno Orazi (Spoleto)
BALDIMARGHERITI associati (Terni)
Giuseppe Bettini (Trevi)
Andrea Dragoni (Perugia)
Marco Williams Fagioli (Perugia)
Falchetti associati (Perugia)
HOFLAB (Perugia)
Andrea Matcovich (Perugia)
Menichetti+Caldarelli (Gubbio)
Paolo Luccioni (Foligno)
Francesco Paretti (Terni)
Giancarlo Partenzi (Foligno)
Marco Petrini (Gubbio)
Giovanna Signorini / Signorini Associati (Perugia)
Marco Tortoioli Ricci (Perugia)
Paolo Vinti (Perugia)
Mauro Zucchetti (Perugia)

Il tema dello studiolo è molto affascinante. Ecco alcuni link che possono dare una prima idea della bellezza del tema e delle realizzazioni:

https://www.youtube.com/watch?v=fyshrh2fxlg
https://www.youtube.com/watch?v=PVRkZxSn6VI
https://www.youtube.com/watch?v=Gul1NO-shk8

L’invito prevedeva la realizzazione di un frammento al vero dello studiolo, in modo da valorizzare la componente lignea dello stesso. Le dimensioni del pannello erano 115×312 cm. Era inoltre possibile accompagnare il pannello con un testo di 600 caratteri massimo e uno spazio di circa 30×50 cm da destinare a grafici, schizzi, render, ecc per meglio illustrare l’idea.

La mia declinazione del tema è stata questa che segue, nel limite dei 600 caratteri.

Le bois des pas perdus. Lo Studiolo non può più essere il luogo da cui si guarda il mondo: oggi deve essere NEL mondo. Penetrando la selva della vita, l’Uomo arriva alla radura, costruisce un giardino. Di questo giardino egli deve avere cura, perché è il suo mondo. Dunque cammina SULLO studiolo, lo stratifica, lo coltiva. I 4 orizzonti verdi sono lì a ricordare il geometrico alternarsi delle stagioni. Dal cielo scende un solo cono di luce, disegnando traiettorie sul Mondo. Il Cielo è, paradossalmente, il più misterioso dei luoghi. Alzando lo sguardo, l’Uomo scopre che la volta è un labirinto.

Sono forse opportune alcune brevi note integrative.

Le bois des pas perdus può essere tradotto come “il bosco dei passi perduti” (un analogo della salle des pas perdus). Ma anche come “il bosco di coloro che non sono perduti” (pas perdus).

Il bosco è la nostra vita, ovviamente, ed è simboleggiato da una serie di canne disposte in maniera casuale e densa. Le canne rinviano a Pascal, a Dante, e anche ad alcune recenti realizzazioni architettoniche di grande notorietà. Nel bosco c’è una radura, e dunque uno spatio.

Come anticipato nel testo di accompagnamento, lo Studiolo oggi non può più essere il luogo da cui si guarda (si domina?) il mondo attraverso la prospettiva, posizione pienamente figlia dell’Umanesimo e del Rinascimento. Oggi bisogna ri-tornare NEL mondo, farne parte, sentirsene parte. Non c’è distanza tra l’Uomo e il Mondo: lo Studiolo è nel mondo. Allora bisogna coltivare questo mondo, e farne un giardino. Il giardino è una costante universale: tutte le civiltà lo hanno esplorato e tematizzato. Per come la vedo io, l’architettura, il giardino e l’architettura hanno molte affinità: sono tutte azioni che hanno bisogno della ripetizione, della leggerissima variazione, della stratificazione. Ecco dunque la necessità delle fasce orizzontali, che riportano all’aratura e alla costruzione allo stesso tempo. Ogni fascia è di un’essenza diversa e del luogo: il pero, il ciliegio, l’olmo, il carpino, la rovere, l’orniello, la quercia, il cipresso. Le uniche eccezioni sono le 4 fasce verdi che sono la vera parte vegetale del pannello, che va immaginato ovviamente in posizione orizzontale. Le bande verdi sono disposte in ragione geometrica (1, diagonale del quadrato sezione aurea, 1), partendo dal quadrato, da cui tutto si origina (L.B. Alberti). Sono quattro, come le stagioni. Da un punto di vista compositivo mi è sembrato giusto rivedere alcuni maestri della pittura che hanno delle radici in Umbria: Dorazio, Tisato, Dottori. Il cerchio nero in alto a destra è l’impossibilità, per l’Uomo, di raggiungere la completa perfezione, che attiene solo a Dio. Per quanto faccia, c’è sempre questa incompletezza, questa incapacità, questo peccato originale o questa lacuna finale.

E questa è la terra. Sulla quale il Sole disegna traiettorie variabili, rese evidenti da una piccola bucatura sul soffitto dello studiolo, che è completamente liscio e anonimo, eccezion fatta per l’area a ridosso della bucatura. Quest’area è rappresentata da una sorta di lacunario in bassorilievo, che riporta il disegno del labirinto della cattedrale di Amiens. Se l’uomo alza lo sguardo e insegue il raggio di luce, arriva a vedere il labirinto del cielo. Paradossalmente, infatti, il Cielo è allo stesso tempo chiaro ma inesplorabile, trasparente ma misterioso. La figura più corretta mi è sembrata il labirinto, nella sua definizione di giardino in cui ci si perde (irrgarten).

Ecco dunque le idee di concetto e il pannello finale.

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Architetto. Esploratore.

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