Nonostante la Convenzione Europea del Paesaggio fondi la nozione di paesaggio sul coinvolgimento della popolazione locale, mi sembra che le forme di questo coinvolgimento si fermino spesso alla costruzione del quadro conoscitivo o, ancora peggio, a una sorta di “ratifica” di decisioni prese dagli esperti. Ciò accade soprattutto per quanto riguarda la normativa prodotta in sede di piani regolatori. La normativa è molto importante, negli strumenti di rango urbanistico o territoriale. Molto più importante degli schemi grafici che spesso si vedono allegati alle NTA (Norme Tecniche di Attuazione). Ma mentre sugli apparati grafici (carte, foto, schemi, concept, …), la collettività è facilmente chiamata a partecipare, sulle norme il discorso si fa più difficile. Questo fatto è facilmente verificabile con il conteggio delle osservazioni al PRG, che normalmente pervengono durante il periodo di pubblicità, se solo ci si mette a distinguere tra quante attengono al disegno di piano e quante attengono alla normativa.

Occorre dunque essere più onesti (intellettualmente onesti) e far partecipare la collettività locale alla costruzione delle norme e alla loro incisività. Occorre far capire alla collettività come funziona la normativa, come è articolata, qual è la sua reale incisività (perentoria, indicatoria, aperta, tassativa, ecc.) e il meccanismo amministrativo in cui questa norma è inserita (chi la userà, chi la verificherà, chi la potrà mettere in dubbio, quali sarebbero le conseguenze di una violazione, ecc.). Ciò significa uno sforzo di comunicazione non ordinario da parte dei saperi esperti a favore della collettività generica.

Solo partecipando attivamente alla costruzione delle regole la collettività può comprendere come l’attribuzione di valori debba essere una fase molto molto attenta e come questi valori possano essere poi gestiti nel tempo.

Il giudizio complessivo sulla qualità dell’architettura e del paesaggio può essere dato solo da una collettività “educata”.

In assenza di questa partecipazione attiva, tutto si riduce appunto a una “ratifica” (più o meno consapevole), di riflessioni e giudizi fatti da esperti, estranei al territorio e che soprattutto, spesso, non ne condividono i valori.

Fatte le debite proporzioni, il meccanismo si ripete anche nelle Commissioni Edilizie (in Umbria: Commissioni Comunale per la Qualità Architettonica e per il Paesaggio). Il parere, che deve limitarsi solo agli aspetti compositivi, è dato da esperti, sulla scorta di personali criteri, che a volte non coincidono con i valori che la collettività locale  sostiene. Ancor meno, ovviamente, detto parere può concorrere alla creazione di un nuovo paesaggio.

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Architetto. Esploratore.

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