Grazie all’assessore Bartolini che mi ha invitato a fare un intervento in questa giornata così intensa. Come da invito ricevuto, resterò nei 15 minuti assegnatimi. L’intervento è più lungo e articolato, ma mi riprometto di inviare all’assessore l’intervento in forma scritta. Cerco di sintetizzarlo in punti chiave, magari rendendoli più vivaci. Chiedo scusa, infine, se l’intervento è un po’ centrato su materie che conosco meglio. Quando pensiamo alla semplificazione pensiamo normalmente alla semplificazione normativa.  Tuttavia potrebbe essere non sufficiente o non adeguata. Proietto questa unica slide che mi serve a svolgere meglio il ragionamento.

Inizio attività R02

E’ un procedimento nel quale il mio studio è impegnato da un po’ di tempo. E’ solo un esempio: si tratta di una riqualificazione di un grande allevamento dismesso. Ecco, possiamo vedere, sentire, toccare quasi, il procedimento come un insieme di archi e nodi (l’immagine scelta per la locandina, come vedete, fa da contrappunto alla mia. E’ stato un caso, ma è significativo). O lo possiamo vedere, in maniera forse più poetica, come un fiume con i suoi affluenti. In effetti il mio obiettivo è arrivare il più velocemente possibile al mare, non importa come. La semplificazione può allora farsi riducendo: uno, i nodi procedimenti (gli eventi, gli organismi); due, riducendo la lunghezza degli archi; tre, riducendo entrambi. La semplificazione è cosa leggermente diversa dallo snellimento. Possiamo avere dei procedimenti complessi ma veloci e dei procedimenti semplici ma lunghi. Il procedimento semplice, ma lungo può essere visto come un lungo meandro di un fiume: è semplice, ma è lento. 

a) Ridurre i nodi procedimentali.

* Significa passare dalla co-pianificazione alla co-gestione. Mentre la co-pianificazione è entrata nel nostro vocabolario amministrativo, la co-gestione no. Cogestione significa mettersi tutti davanti al tavolo, nella stessa finestra temporale. E’ quello che avrebbe dovuto fare la Conferenza di Servizi.

Ciò significa probabilmente mettere mano all’architettura del sistema: passare alla gestione convenzionata di alcune funzioni del Comune, almeno all’Unione dei Comuni, se non alla Fusione dei Comuni. Credo che questo scenario sia inevitabile e quindi non posso che essere d’accordo con l’amico Alessandro Bracchini che ha già evidenziato l’importanza di questo tema: ridurre i centri decisionali.

* Per poter togliere qualche nodo, avendo comunque la garanzia della bontà e della legalità del prodotto finale, bisogna passare dalla valutazione dell’ufficio all’autovalutazione del privato e poi al controllo a campione (in itinere e ex post).  Anche su questo punto ha detto più che bene l’arch. Bracchini: spostare l’azione amministrativa al controllo ex post. Per fare questo occorre un quadro legislativo chiaro e certo.

b) Ridurre i tempi di ogni arco.

*  Spesso si è semplificato solo per questa via: comprimendo i tempi di istruttoria. Ma sotto un certo tempo questi non possono andare. Se i nodi rimangono tanti, il tempo si allunga necessariamente. Si può fare di meglio sui singoli tempi di istruttoria? Non lo so: mi sembra che siamo a un buon punto. Sotto qualche giorno di istruttoria non si può scendere. Un piccolo miglioramento di questo elemento costerebbe un grande sforzo.

* Anche in questo caso passare dalla co-pianificazione alla co-gestione può essere determinante. Anche in questo caso la cogestione aiuta, poiché la valutazione avviene in una unica sede e i tempi possono essere inquadrati in quella finestra temporale.

* Sia per i privati che per gli uffici pubblici occorre avere un quadro legislativo chiaro semplice, agevole. Già una tecnica redazionale delle norme potrebbe aiutare. Più chiarezza: niente sinonimi, periodi corti, possibilmente nessuna subordinata, niente ovvero, senonché o altri avverbi. Se le frasi sono corte, atomizzate, con delle ripetizioni dei sostantivi (anche se la cosa può magari non piacere ai cultori del diritto o della lingua), a noi tecnici non dispiace.

* Per ridurre i tempi di ogni arco bisogna ridurre il front-office. In effetti la slide che vi ho mostrato non è completa, poiché manca tutta la parte che sta a monte della nascita del singolo affluente. Tutto il tempo impiegato dal privato per arrivare a confezionare e a presentare i documenti giusti corretti esaustivi, noi possiamo anche fare i furbi e non considerarli nel nostro tempo del procedimento. Ma sono costi che noi sosteniamo comunque come cittadini, come collettività. E’ inutile evitare il problema. Nel tempo del procedimento occorre mettere anche un tempo di front-office che sta prima della segnatura di protocollo. Direi anche che il tempo di front-office è oggi un indicatore di quanto l’azione amministrativa non sia semplice.

In questa seconda sezione dell’intervento voglio evidenziare alcune criticità attuali.

1. La Conferenza di servizi.  Poiché la Conferenza di Servizi appare come lo strumento principe della semplificazione, occorre vederlo da vicino. Nonostante la Regione continui ad inviare note ai Comuni in cui si raccomanda di venire in Conferenza con un solo rappresentante dell’Ente, anche la Regione arriva spesso  con più soggetti in conferenza, e spesso con opinioni non preventivamente armonizzate. Spesso qualcuno arriva in Conferenza con il parere già scritto, e allora mi chiedo se non era più semplice e snello inviarlo via mail. Tra l’altro non è chiaro se il soggetto debba essere DELEGATO o LEGITTIMATO (vengono usate spesso e alternativamente le due formule), e se le due espressioni abbiano lo stesso significato giuridico. La L. 241/90 preferisce il legittimato. Il problema si pone in Conferenze di servizi in generale, ma soprattutto in conferenze dove è prevista una variante al PRG. Non so, confesso la mia ignoranza sul punto, su chi debba o possa legittimare il soggetto che viene in conferenza. L’istituto della delega mi è un po’ più noto, invece, e si basa sul presupposto che chi delega abbia almeno l’autorità per farlo e la competenza. Nel caso di PRG, l’unico soggetto competente è il Consiglio Comunale. Quindi mi pare che solo il Consiglio Comunale potrebbe delegare il soggetto a venire in conferenza. Se si deve trattare poi di una delega specifica e limitata solo al caso in esame (e non magari di una delega “al buio”, per tutto l’anno), si pone un problema di tempi. Infatti le conferenze vengono convocate con 20 giorni (e sempre meno) di anticipo. Ma se l’unico soggetto che può delegare una decisione sulla variazione del PRG è il Consiglio Comunale, occorre avere il tempo fisico di convocare lo stesso consiglio, che deve essere consapevole dell’oggetto sul quale è chiamato a pronunciarsi e di lasciare il tempo che la deliberazione acquisti efficacia. E prima ancora occorre spesso convocare una Commissione Consiliare.  Spesso i tempi previsti non consentono questi passaggi. Credo che la delega del Sindaco, in casi di variante al PRG, non sia efficace. Ma su questi punti chiedo il vostro conforto. Altro aspetto, sebbene più sfumato, appare quello della indizione della conferenza. Pochi la fanno, non si capisce se è necessario o meno, se la mancata indizione possa essere un vizio forte della conferenza. Se non ce n’è bisogno, si potrebbe togliere. La Conferenza di servizi telematica e istruttorie su documenti digitali. In questo caso occorre fare i conti con la realtà tecnologica di molti comuni e con la difficoltà di fare istruttorie su schermi da 17”. E’ impossibile. Per arrivare a digitalizzare queste cose occorrono strumenti più potenti (linee più veloci, connessioni stabili, schermi televisivi). Altrimenti è impossibile garantire una qualità ordinaria di istruttoria.

2. Pareri “impasse” (parere favorevole purché rispetti la norma). Sono impegnato in vari procedimenti urbanistici complessi (PRG in primis). Pervengono, in Conferenze di Servizi, molti pareri del tipo: “Parere positivo purché il PRG sia conforme al PS2” oppure “Parere favorevole purché il Piano si attenga alle disposizioni del Piano X, della Legge Y, del Regolamento Z”. E questo da parte della Regione, della Provincia, dell’ATI.  Per non parlare degli ultimi pareri della sezione idraulica della Provincia su Piani Attuativi: “Parere favorevole con queste prescrizioni. L’istante è consapevole di convivere con situazioni di rischio   …  La Provincia è quindi esonerata da ogni responsabilità in caso di evento calamitoso … L’attuatore dovrà predisporre un Piano di Emergenza Locale …”, ecc. Non riesco a comprendere il ruolo e l’efficacia di detti pareri e anche qui chiedo il vostro conforto. 

3. Commissione Edilizia. Nell’art. 4 del Testo Unico nazionale, la Commissione è una facoltà lasciata ai Comuni. In Umbria è invece necessaria. Ora, per quanti sforzi e acrobazie amministrative si possano fare, è evidente che il passaggio in Commissione aumenta (di almeno 1 nodo) la complessità del procedimento. Abbiamo dunque una Commissione  che deve obbligatoriamente esprimere parere su alcuni progetti. Ma detto parere è solo consultivo per chi firma il provvedimento finale. A me pare una cosa poco equa. E’ facile consigliare con facilità un diniego perché non piace la gronda o il colore se poi a firmare e andare davanti al giudice è un altro. La Commissione cerca poi di assolvere due funzioni diverse: una di controllo dell’edificazione (anche se teoricamente, sotto il profilo estetico), e una didattica, attraverso la pubblicazione di linee guida. La seconda viene quasi mai attuata. Sulla prima occorre essere onesti. Si dice infatti che il nostro territorio è stato “stuprato” negli ultimi 70 anni. Forse è vero. E’ invece assolutamente vero che la Commissione c’è sempre stata in questi 70 anni. Francamente non credo che la Commissione edilizia abbia evitato chissà quali scempi nel territorio.Le commissioni si trovano a valutare progetti di architetti molto importanti (Mario Botta, ecc.) a livello nazionale e poi a livello locale. Con quali titoli di merito i commissari possono valutare colleghi molto più famosi e competenti? Così come è non funziona. La Commissione telematica asincrona è oggi improponibile. Si tradurrebbe oggi in un giro vorticoso di mail.

Chiudo il mio intervento con una piccola sezione di proposte operative. 

1. Mi chiedo se non sia possibile riunire la valutazione del PRG a 360 gradi tramite una sola conferenza (VAS e urbanistica). Potrebbe essere la conferenza istituzionale, per esempio Non si possono distinguere i due procedimenti senza che uno arrivi a  valle dell’altro e debba “obtorto collo” subire le prescrizioni dell’altro. Le prescrizioni della VAS possono infatti modificare il PRG così come licenziato dal Consiglio Comunale, che potrebbe a questo punto (a mio avviso giustamente), rivedere le proprie scelte. E ciò comporterebbe un’altra fase di pubblicità del piano, in un gioco che non finisce mai. Poiché ritengo che la VAS assumerà sempre più importanza e credo che sarà impossibile riportarla in posizione ancillare rispetto all’urbanistica, mi chiedo appunto se la ponderazione degli interessi avvenga in seno alla stessa conferenza.

3. Open data. L’accesso all’informazione e al dato spesso costa più (in termini di tempo, del progetto). I file della Regione, della Provincia, dell’ARPA,  vanno pubblicati in forma aperta senza restrizione. Non vedo la difficoltà e il rischio di questa operazione di trasparenza e accessibilità. I file formato shape del PTCP, del PUT, del PAI, della CTR, del PPR dovrebbero essere immediatamente disponibili sul sito.

3. Non so che fine faranno le Province. Se restano, mi chiedo se ad esse non possa essere affidato non il piano di area vasta (ormai ho abbandonato l’idea), ma almeno la conoscenza di area vasta. Che significa? Significa che la Provincia potrebbe costruire il Quadro Conoscitivo dei Comuni, così come richiesto dalla legge, sia per la materia urbanistica che per la VAS.  Al Comune resterebbe solo il progetto su cui concentrare le proprie forze.  Oggi per un piccolo Comune è diventato quasi impossibile pensare di fare un PRG: costa troppo poiché sono troppe le figure professionali da chiamare per decifrare una montagna di documenti. Ne cito alcuni, tutti necessari in sede urbanistica o in sede di VAS: PPR, PUST, PRRA, PQA, PTCP, PAI, PTA, PRT, Relazione sullo stato dell’ambiente, DST, PSR, ecc. Si tratta di una mole di documenti da mettere a sistema e da trarre a sintesi e da disarticolare per Comune: uno sforzo notevole che i Comuni più piccoli oggi non possono più sopportare.Questa idea avrebbe due effetti collaterali: primo, metterebbe tutti i Comuni quasi sulla stessa base di partenza per valutare la bontà del progetto. Secondo: potrebbe consentire alla Regione di far lavorare qualche professionista in più, costruendo un quadro conoscitivo analitico. 

4. Commissione edilizia. Sfoltire ancora gli interventi soggetti alla Commissione. Aprire la Commissione alla cittadinanza. Rendere i Commissari responsabili del parere in solido con il dirigente. Pubblicare i verbali sul sito. Commissione edilizia di più Comuni o di Unità di paesaggio così come individuati dal PPR. Commissari ben titolati e ben pagati per il servizio qualificato che offrono.

5. Ridurre, per quanto possibile, il lavoro che c’è nel contenzioso di piccole cose. Che uno abbia realizzato una recinzione in area PINA (Particolare Interesse Naturalistico Ambientale) o abbia realizzato l’abuso di Punta Perotti, il lavoro amministrativo per gli uffici è sempre quello (ordinanze, verbali, sopralluoghi, ecc.). Una enormità di tempo di persone di mezzi spesso per demolire un pollaio di lamiera. Bisognerebbe poter chiudere il procedimento in maniera più snella per illegittimità più lievi.

5. I tecnici privati fanno spesso un gran lavoro, nel presentare una pratica edilizia o urbanistica. Lavoro analitico di raccolta e di offerta di dati preziosi che spesso va perso. Ecco, forse si potrebbe standardizzare i documenti tra tecnici e amministrazione, in modo che la compilazione dei dati vada a popolare il database del Comune, concordando sulla formalizzazione dei dati. Magari questo standard potrebbe essere un’applicazione che gira sul browser. La relazione tecnica deve essere composta da campi in cui ci siano descrizioni e dati. I dati serviranno poi a popolare il database del Comune, magari su una piattaforma internet, con un unico formato.

* Traccia dell’intervento fatto al Convegno Quale semplificazione? Verso il Piano per la semplificazione 2016-2018 tenutosi a Villa Umbra il 02 ottobre 2015
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Architetto. Esploratore.

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