Una riflessione si impone, a seguito dei fatti del 7 gennaio a Parigi e delle azioni di Boko Haram in Africa. Una riflessione che non vuole essere di appoggio o contro una particolare fazione politica. Una riflessione che cerco di fare per cercare di capire. Una riflessione rapsodica, non esaustiva, non sistematica,  che forse riflette il pensiero anche di qualcun altro e che avrebbe bisogno di una sintesi politica “alta”.
E’ evidente che dobbiamo tracciare una diversità tra noi e gli attentatori. A me pare il punto di partenza: se non conveniamo su questo è inutile andare avanti. Faccio anche un’altra concessione allo spirito di indagine, di ricerca: di preciso non so chi siano “loro”. Non so di preciso che parte politica abbiano, che disegno strategico abbiano, non so se credano veramente in Allah o meno. Quello che so è che io sono diverso. Sono diverso perché tengo a dei valori che ho scelto e che  continuo a scegliere ogni giorno. Un valore è quello della libertà d’opinione. Io vorrei poter esprimere la mia opinione e vorrei che tutti potessero esprimere la loro, senza paura di essere uccisi per questo. Se tu non sei disposto ad accettare questo valore, siamo diversi: cominciamo ad essere diversi.
Un altro valore è quello della reciprocità.  Siamo diversi perché sostengo e difendo un valore che si chiama rispetto reciproco: una derivazione dell’égalité illuministica. In Europa siamo soliti appendere un crocifisso nelle aule scolastiche. Devo toglierlo perché può offendere chi non crede in Cristo (una minoranza)? Bene: ci sarà pure una minoranza cattolica nei paesi arabi: io pretendo che si tolga voce al muezzin, allora, poiché il suo canto può offendere chi non crede in Allah. Adesso qualcuno si alza e mi dice che sono un provocatore. E io rispondo sempre che se chi rivela le cose con semplicità è un provocatore, allora sono un provocatore. Chiunque dica “Il Re è nudo” di fronte alla evidente nudità del Re è un provocatore: sta bene. Io non sono cattolico, ma mi sembrerebbe una bella operazione di par condicio. Aspetto comunque una risposta ragionevole: perché non si può fare? Perché non si può nemmeno dire?
Non continuo con gli esempi perché, come diceva Benedetto Croce, sono troppo facili.
I fatti di Parigi  dicono che questi tizi sono entrati nella sede del giornale e hanno sparato per vendicare il profeta.  Finché qualcuno non smentisce queste cose, i fatti dicono questo.
Considero l’ironia un fatto positivo, la satira un diritto, un valore da difendere. Posso capire che per alcuni sbeffeggiare il loro Dio è come distruggere i massimi monumenti per noi. Ma anche nel caso di monumenti, noi al massimo arriviamo a calcolare un “danno ambientale” e non uccidiamo più nessuno. Considero questo un fatto positivo, una conquista di civiltà. Preferisco vivere in questa civiltà, piuttosto che in una in cui si uccide perché ho dissacrato un monumento (cartaceo che sia). Torno a dire che posso capire chi non sopporta questa “iconoclastia”. E per questo torno a dire che siamo diversi. Io non voglio rinunciare a questa conquista di civiltà. Io voglio poter essere blasfemo.
Credo che dare alla donna lo stesso grado di libertà che si riconosce all’uomo sia una conquista di civiltà e non vi voglio rinunciare. Preferisco vedere una donna nuda su Playboy (anche mercificata, sì, anche il modello delle “veline”, sì), piuttosto che una donna mascherata e presa a bastonate da marito e padre perché ha violato non so quale norma di condotta civile. Preferisco vedere una sedicenne Lolita piuttosto che una sedicenne uccisa in piazza con blocchi di cemento e pneumatici di camion. E non mi importa se quelli che gridano (facendo tutto questo e riprendendolo col telefonino) “Allah è grande” facciano questo in conformità alla loro legge sacra, alla loro religione. Io non voglio che si faccia questo a una sedicenne. Punto. Se tu vuoi continuare a farlo, liberissimo di farlo (purtroppo), ma non a casa mia, non nel mio nome. Siamo sempre più diversi.
Un altro valore che voglio difendere e a cui non voglio rinunciare è la tolleranza. La tolleranza non è accondiscendenza.
Io tollero che le “Femen” si infilino il crocifisso dove meglio credono: non le uccido per questo. A me non piace lo spettacolo, ma considero un fatto positivo che lo possano immaginare e lo possano fare senza aver paura di morire.  Possiamo immaginare altrettanto nei paesi musulmani? C’è un’ermeneutica “liberale” del Corano che consente questo?
Io sono disposto a riconoscere l’altro, anche in quanto diverso. Se vuoi venire a pranzo a casa mia sei il benvenuto: sappi che si mangia il maiale. Per una volta potrò usare la cortesia di non portarlo in tavola. Per il resto dell’anno non puoi essere tu a decidere il mio menu. Mi sembra una norma di condotta ragionevole: sono un provocatore?
La diversità non è una brutta cosa, se essa serve a convivere in pace e giustizia. Se per eliminare la diversità io devo eliminare la giustizia e tutti gli altri valori a cui tengo, sto facendo la cosa sbagliata. L’integrazione non è necessariamente un valore positivo, se questo non è fondato sulla reciprocità, sul riconoscimento della pari dignità, sulla condivisione dei valori. Per integrare gli inglesi non consentiamo ad essi di guidare a sinistra. La convivenza pacifica non presuppone l’integrazione.
Forse qualcuno mi insulterà per questo, ma credo che il valore ultimo da preservare non sia la pace. Il valore ultimo è la giustizia. La pace, intesa come assenza di guerra, può includere teoricamente anche la schiavitù, o la discriminazione. L’Iran, al suo interno, è in pace. La Cina è in pace: non c’è una guerra civile. Quel tipo di pace non mi interessa. La giustizia contempla la pace: l’inverso non è sempre vero. La giustizia non è perfetta. La nostra giustizia è terrena (ed è anche questo un valore da difendere). Ci siamo affrancati da una giustizia divina e dagli interpreti di questa giustizia. La nostra giustizia deriva da un accordo civile tra uomini, e non è l’espressione di un Dio trascendente. La giustizia presuppone la pace, la ricerca, la persegue. La pace chiede solo che le armi da fuoco tacciano. Mi sembra un obiettivo più “debole” rispetto alla giustizia. Alla pace a volte si arriva perché uno dei due si arrende. Non è una bella cosa: è solo il risultato di una constatazione delle forze in gioco. E’ solo la fine di una forma violenta di conflitto perché una parte non può più sostenerla: non vedo cosa ci sia di onorevole, di buono, in questo.
Ultimo spunto di riflessione: Islam moderato. Il convitato di pietra in tutto questo è il cosiddetto islam moderato. Un silenzio assordante. Si obietta da più parti che questi tizi di Parigi non sono dei veri musulmani: sono dei terroristi. Mi sia consentito avanzare qualche dubbio su questo terrorismo che non chiede soldi, non chiede liberazioni di prigionieri “politici”, non rivendica teorie politiche particolari. L’unica cosa che ripetono è che Allah è grande e che fanno parte di Al Qaeda. Un terrorismo che annienta interi paesi in Africa. Queste cose prima si chiamavano guerre, genocidi, ecc., ma se si vuole chiamarle azioni terroristiche non sarò io a formalizzarmi sul termine che gli si vuole dare.  O questo islam moderato ha in sé la forza di espellere questi estremisti o allora dimostra di essere non dico complice, ma tollerante sì. In fondo il lavoro sporco lo fa la parte estremista (integralista) ed è abbastanza facile smarcarsi da questa quando succedono fatti troppo truculenti. O l’Islam moderato ha la capacità di fermare questi estremisti o noi dobbiamo averla. E’ vero: non tutti i musulmani sono estremisti, forse chi è morto era musulmano anch’esso. I fatti sono tuttavia ostinati, e dicono sempre le stesse cose: coloro che hanno sparato dicevano che Allah è grande e dicevano di farlo per vendicare il loro Dio. Dobbiamo capire chi è d’accordo con questi soggetti e chi non è d’accordo. Le foto e i video che ognuno può guardare su Youtube mostrano una folla di persone ansiose di lanciare la prima pietra su donne incappucciate, ansiose di riprendere tutto con il telefonino, ansiose di riprendere i propri figli con un mitra in mano. E a me questa folla non sembra costretta da nessuno a questi gesti: sono tutti estremisti? Tutti integralisti?
O l’Islam moderato ci dice con chiarezza, forza, determinazione, costanza, ripetutamente, che la donna è uguale all’uomo, che l’adulterio non va punito con la morte, che la poesia d’amore è concessa, che la satira è possibile, o allora, semplicemente, come dice un arabo su twitter, l’islam moderato è quello che ti lapida con pietre più piccole. Che a me non interessa integrare.
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Architetto. Esploratore.

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