E’ pervenuta, agli architetti della Provincia di Perugia, una “Bozza di regolamento per gli architetti membri delle Commissioni Edilizie ed Urbanistiche dei Comuni della Provincia di Perugia e formazione di altre terne.”

Mi sembra una pessima idea.
Innanzi tutto noto che i rappresentanti istituzionali dell’Ordine, intervenendo in convegni e seminari, si lamentano sempre di una iper produzione normativa nazionale, regionale, locale.  Salvo replicare poi, quando serve, il modello. E quindi produrre altre norme.
Detto ciò in forma di premessa, posso entrare brevemente nel merito.
La formazione della Commissione è disciplinata dal Regolamento comunale, con la eventuale partecipazione degli Ordini professionali. Il che vuol dire che il Comune può scegliere i propri commissari indipendentemente da come l’Ordine vuole regolare la faccenda. L’Ordine può certamente (?) redigere un regolamento e sanzionare chi non lo rispetta, ma certamente l’asimmetria si nota. Il primo “certamente” ha un punto interrogativo perché credo che ora un eventuale regolamento di condotta, ulteriore e aggiuntivo rispetto al Codice Deontologico, dovrebbe essere materia di Consiglio di Disciplina.
L’art. 5 è veramente emblematico di un modo dirigistico e corporativo di vedere il mondo, al limite della legalità. Il compito dell’architetto in Commissione non è tutelare i diritti della categoria, non è effettuare un rigoroso controllo sulle competenze professionali, non è segnalare il nome di chi compie scorrettezze, non è denunciare committenti, non è verificare la correttezza amministrativa degli elaborati, non è controllare il numero legale della seduta. L’unico compito dell’architetto, così come di tutti gli altri (a parte il geologo), è esprimere un parere non vincolante, sulla qualità architettonica e paesaggistica del progetto presentato. Tutto qui? Tutto qui.
Tralascio poi di parlare di possibili commissari che non appartengono all’Ordine di Perugia, al fatto che non necessariamente ci sono commissioni uscenti, che non si capisce il perché distinguere i commissari in base all’anzianità di iscrizione e per classi di Comuni, che l’Ordine non può revocare l’incarico perché la nomina non è dell’Ordine ma del Comune, che non sono previste norme transitorie, che forse l’attivazione di procedure disciplinari dovrebbe essere concordata con il nuovo Consiglio di Disciplina,  e così via.
Questo regolamento vuole trasformare gli architetti commissari in censori, in delatori e in istruttori direttivi tecnici. Se proprio vuole fare quest’azione di controllo pernicioso (che a mio avviso non porterà più incarichi agli architetti), il Consiglio istituisca una Commissione di Vigilanza su base volontaria, senza “massacrare” chi vorrebbe solo dare un proprio piccolo contributo alla qualità dell’architettura, spesso senza un’adeguata ricompensa.
Questa bozza di regolamento  è un brutto passo falso e spero che non sia indicativo di una linea “politica”. Chiedo all’Ordine di tornare ai propri compiti istituzionali, che sono sostanzialmente questi, oggi: la gestione dell’albo, la convalida delle parcelle, l’emissione di pareri (quando richiesti) e la gestione, in parte, dell’aggiornamento continuo. Questo tema dovrebbe essere infatti delegato in massimo grado (almeno per tutta la parte operativa), alla Fondazione Umbra per l’Architettura, uno dei motivi per cui era stata creata.

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Architetto. Esploratore.

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