Il ministro Lupi ha pubblicato qui: http://www.mit.gov.it/mit/site.php?p=cm&o=vd&id=3387 un disegno di legge in materia di trasformazione urbana e principii di politiche pubbliche territoriali, invitando a fornire contributi entro il 15 settembre.
Del DDL può essere fatta una doppia lettura. La prima, dicendo le cose che mancano e che sarebbe stato opportuno invece avere. La seconda, criticando nel merito ogni articolo.
Per quanto riguarda la prima, anche se la sede non è del tutto quella adeguata, posso dire che a mio avviso mancano: un raccordo sostanziale con i procedimenti di VAS; un raccordo con operazioni di messa in sicurezza del territorio; norme di raccordo o di impulso per i centri storici. Il dibattito pubblico, infine, andrebbe normato in questa sede e non lasciato alle Regioni e solo per le operazioni di rinnovo urbano.
Nel merito del DDL, di seguito espongo quali sono le cose che pongono le maggiori perplessità.
Art. 4
“Alla riunione della Giunta partecipa il Sindaco o il Presidente della Provincia interessata al provvedimento.” Mi sembra che il potere sostitutivo della Regione verso il Comune o la Provincia inadempiente sia troppo forte. Anche il Commissario ad acta avrebbe difficilmente la possibilità di impegnare il Comune in un nuovo PRG, sia per questioni di bilancio che per questioni di tempo. L’ultima frase del comma 3 è curiosa. Non si comprende con quale ruolo il Sindaco dovrebbe partecipare alla riunione della Giunta regionale: come semplice uditore?
Art. 5
Co. 3 “La DQT garantisce l’espressione della domanda pubblica di trasformazione territoriale che la pianificazione paesaggistica deve contemplare.” Non si comprende questo inciso relativo alla pianificazione paesaggistica. Tra l’altro: a quale livello di pianificazione paesaggistica ci si riferisce? Regionale?
Co. 5. La DQR va ad aumentare i già numerosi strumenti di programmazione regionale (In Umbria DST, PUST, QSR, ecc.)? Opportuno mettere una norma che obblighi al raccordo ed all’integrazione.
Art. 6
Co. 1. Sarebbe forse l’occasione di asciugare la terminologia o definire in maniera positiva cosa siano e in cosa differiscano le attrezzature pubbliche, i servizi di interesse pubblico, quelli di interesse collettivo e quelli di interesse generale.
Co. 4. Si introducono i servizi primari, secondari e di interesse generale, che sarebbe opportuno definire.
Co. 5. Mi sembra che le Zone Territoriali Unitarie vadano a sostituire le Zone Territoriali Omogenee del 1968. Tra l’altro queste ZTU vanno pianificate solo nel momento “operativo”. Ma siccome queste ZTU si portano dietro le Dotazioni territoriali essenziali, ne risulta che solo la parte “operativa” del PRG potrà fare i calcoli circa il proprio dimensionamento, sia in termini di abitanti che in termini di spazi necessari.
Co. 6. Forse sarebbe stato più opportuno prevedere se non un Titolo, almeno un Capo della legge per le Norme finali e transitorie e per i raccordi con normative regionali già in fase di regime.
Art. 7
Co. 2 sub a). Credo che almeno la pianificazione di carattere programmatorio debba avere una qualche capacità ed efficacia “propositiva”. Una pianificazione che abbia solo un’efficacia conoscitiva e ricognitiva (dei vincoli, immagino), è una pianificazione celibe. Sarebbe stato opportuno distinguere di chi è la competenza ad approvare il piano “programmatori” e del piano “operativo” e il ruolo della Regione in tutto ciò.
Co. 3. Se il PRG “programmatorio” non ha carattere conformativo, non riesco a vedere come possa avere efficacia ricognitiva (dei vincoli). I vincoli sono spesso conformativi e sono altrettanto spesso espressi in termini fondiari. La parte fiscale del comma e il comma seguente potevano essere posti in un Capo a parte.
Co. 5. Trovo anomalo il fatto che gli strumenti di pianificazione urbanistica debbano essere motivati. Ritengo che le deliberazioni del Consiglio comunale e le Relazioni Generali siano ampiamente esaustive sull’argomento.
Co. 8. Speriamo bene che non occorrano 5 anni per approvare un PRG “operativo”: credo che sarebbe opportuno ridurre questo termine. Il fatto poi che le previsioni del PRG programmatorio “decadano” non mi sembra questione dirimente, anche perché le “previsioni” hanno efficacia solo conoscitiva e ricognitiva. Anzi, mi sembra impossibile per un aspetto. Se infatti la parte ricognitiva consiste (anche) nella fotografia dei vincoli posti in altre sedi (Soprintendenza, Autorità di bacino, ecc.), che cosa vuol dire che la parte ricognitiva perde di efficacia? I vincoli, infatti, permarranno.
Co. 10. Questo comma appare del tutto inconferente in questo articolo. Tra l’altro non ci sono più “autorizzazioni” per cambi d’uso e infine non è definito il centro urbano (si voleva dire centro abitato? E ai sensi della L. 865/1971? O ai sensi del Codice della Strada?)
Art. 8
Co. 2 . Solo i proprietari hanno diritto di partecipare alla determinazione dei contenuti della programmazione territoriale? Il “diritto a determinare i contenuti della programmazione” andrebbe forse incanalato in qualche procedimento più inclusivo da una parte e più formale dall’altro. I cittadini non proprietari non hanno alcun diritto sul territorio?
Co. 4. Il comma è ermetico. Andrebbe forse reso più comprensibile.

Art. 9
Co. 9. Qual è la differenza in questo caso tra vendita e rivendita? La condizione di “non utilizzo” non ha termini di tempo?
Co. 10. La locuzione “vincoli di interesse generale di ogni genere” mi sembra imprecisa.

Art. 12
Co. 1. Qual è la differenza tra trasferibili e liberamente commerciabili?
Co. 4. In prima battuta sarebbe meglio definire quali siano le varianti del piano urbanistico (generale? attuativo?) “non obbligatorie per legge”. In secondo luogo sarebbe forse meglio agganciare il valore dell’indennizzo alla legislazione in materia di espropri, piuttosto che basarsi sul criterio del valore di mercato.

Art. 14
Co. 1. Il concetto di contributo straordinario dovrebbe essere definito con maggiore precisione, così come la sua determinazione ed i momenti in cui si deve perfezionare.
Co. 2. Non si vede come l’amministrazione comunale debba dare pubblicità ulteriore a questo contributo: con un altro adempimento? Distinto dall’ordinaria pubblicità dei piani attuativi, dei Permessi di Costruire o degli Accordi?
Co. 5 sub b). Non si capisce cosa sia la “classificazione energetica obbligatoria”.

Art. 15
Co. 3. Forse era più opportuno il rispetto dei principii della L. 241/1990, piuttosto che ai principii del comma 1, in cui non mi sembra ci siano dei principii. Le Regioni avranno un compito molto gravoso nello stabilire i criteri di selezione di più soggetti interessati. Infatti, potenzialmente, i soggetti interessati sono una platea illimitata. E coordinare questa disciplina (accordi che incidono sulla pianificazione territoriale, ambientale e urbanistica), con quella degli appalti pubblici non sarà facile.
Infine, anche qui, la pubblicità: “gli atti di proposta” sono soggetti alle forme di pubblicità degli strumenti che integrano o attuano. In forma distinta? O l’adozione dell’accordo assorbe anche la fase della proposta?

Art. 17
Co. 2. L’incipit non è dei più riusciti: “Il rinnovo urbano si attua per mezzo della conservazione …”
Co. 4. “Le aree prioritarie per le operazioni di rinnovo sono individuate dai Comuni nella
pianificazione urbanistica comunale programmatoria di cui all’art 7, comma 2, lett. a).” Questo comma e il seguente implicano una definizione in termini fondiari di alcune porzioni del territorio. Ciò non ha ricadute sul trattamento fiscale della proprietà ivi inclusa?
Co. 6 ” L’approvazione delle operazioni di rinnovo funzionale e rigenerazione urbana comporta
la dichiarazione di pubblica utilità delle opere e l’urgenza ed indifferibilità dei lavori.” Si introducono ulteriori varianti terminologiche: rinnovo funzionale e rigenerazione urbana. Sono simili al rinnovo urbano? Sono la stessa cosa? Non è meglio infine dire che è l’approvazione del “piano” piuttosto che delle “operazioni” a determinare la pubblica utilità? Infine l’art. 7 co. 3 diceva che il piano “programmatorio” non poteva avere effetti conformativi sulla proprietà, anche per il trattamento fiscale.
Co. 8. Le operazioni di rinnovo urbano si inseriscono “nella pianificazione “attuativa”. Si procede però con Conferenza di Servizi o Accordi di programma. Ma gli accordi di programma sono generalmente perseguiti per operazioni di varianti significative al PRG e non per pianificazioni attuative. In ogni caso, le Regioni dovranno “procedimentalizzare” gli interventi di rinnovo urbano.

Art. 18
Co. 2. La locuzione “ … in luogo delle procedure di cui al comma precedente, il Comune attiva procedure negoziali con i proprietari” fa pensare ad una volontà di evitare l’evidenza pubblica. In che cosa si sostanziano, infatti, queste procedure negoziali con i privati? Mi sembra poi che ci sia un “non sequitur” con i commi successivi.
Co. 4. A capo di chi è la diffida? Del Sindaco? Del Dirigente?

Co. 6. Il comma confonde ancora di più. nel caso in cui non ci sia la maggioranza del valore imponibile catastale, il Comune “attua le procedure di evidenza pubblica aperte a tutti i soggetti interessati a parteciparvi”. Di quali procedure si parla? Espropriative?

Art. 19
Co. 8. A parte la singolarità dei due commi 8, si reintroducono gli standard urbanistici che sembravano essere stati sostituiti dalle Dotazioni territoriali.

Art. 20
Co. 3. Non si comprende chi sia la figura del “sistema di edilizia residenziale sociale”, posto che quello definito dal co. 3 dell’art. 19 è “un insieme organico e strutturato di alloggi …”
Co. 5. A mio avviso il PdC in deroga ex art. 14 DPR 380/2001 dovrebbe essere concesso solo per questioni di vera e propria emergenza abitativa. Gli altri casi possono essere gestiti con varianti urbanistiche tramite, questa volta sì, conferenze di servizi e Accordi di programma.

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Architetto. Esploratore.

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