Una vita da architetto è il titolo dell’ultima pubblicazione di Giorgio Grassi, architetto che ho sempre ammirato per la coerenza, la lucidità, il coraggio delle scelte.

Il testo è edito da Franco Angeli, costa 25 euro, e si compone di tre parti: la prima, come lo stesso autore dice, è una sorta di guida ragionata al proprio lavoro; la seconda è una raccolta in ordine cronologico delle sue opere e dei progetti; la terza è una “incompleta” galleria di fotografie che lo riguardano in compagnia di alcuni suoi amici.
Io lo trovo un testo straordinario. Dopo il bellissimo libro sull’Alberti, Giorgio Grassi ci regala un’altra testimonianza di rara, rarissima sincerità personale e professionale. Solo i grandi possono veramente mettersi a nudo, come Grassi fa in questo scritto, e confessare i propri dubbi, le paure, ma anche le preferenze ed i giudizi conseguenti.

Il titolo è ripreso dalla canzone di Ligabue “Una vita da mediano”, e già il fatto che sia lo stesso Grassi a dirlo è emblematico riguardo alla freschezza dell’autore, a dispetto dell’età anagrafica. L’architetto di Grassi è ovviamente il mediano di Ligabue, e cioè il giocatore che più di altri si adopera con saggezza ed equilibrio per far funzionare la squadra, contemperando gli istrionismi dell’attaccante all’ottusità del difensore. Giorgio Grassi è evidentemente un altro tipo di architetto rispetto alle tante archistar del momento: lo è per scelta etica prima e (di conseguenza), per linguaggio e risultati formali. Trascrivo un passaggio che impietosamente marca la distanza tra lui ed altri:
“Tutto il resto, le forme più diverse e fascinose, quelle di cui è chiaro che il principale obiettivo è di attirare l’attenzione, quelle forme che puntano tutto sulla loro originalità e diversità, quell’ansia che esprimono così evidente di conquistare a tutti i costi per rentrare a far parte del grande circo della nuova architettura contemporanea, tutto questo mi disgusta e mi mette a disagio. Per questo la tentazione più forte è sempre quella di tirarmi fuori, di prendere le distanze, perché mi vergogno, mi vergogno per loro e mi vergogno per me, per come sono loro senza vergogna e per essere uno di loro mio malgrado.”

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About the Author bmbarch

Architetto. Esploratore.

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